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CLASHTOME NEWS

Date 2007


1 Dicembre Grosseto
15 Dicembre Lugano
22 Dicembre Torino (ANNULLATA)


Should I Stay or Should I Go? I Clash, il punk, la provincia e la strage di Bologna
FONTE WWW.MAGICTV.TV
Valtiberina’s burning with boredom now. Cosa è andato sepolto insieme a Strummer? Cosa significava essere punk negli anni Ottanta in mezzo alle campagne del Centro Italia? Questo ed altro in Clash to me, lo spettacolo che Andrea Merendelli (autore ed attore) ed il gruppo musicale STRA stanno portando in tourneè da aprile. Un omaggio ai Clash, i cui pezzi sono mirabilmente eseguiti con rabbia e con passione, ma non solo. Clash to me è la frustrazione della vita di provincia, la volontà di riscatto, l’amara fotografia di una generazione. E’ lo squallore che si annida in mezzo ai ridenti panorami da cartolina. E’ una strada che serve per scappare e che non andrebbe mai imboccata per ritornare. Racconta il declino dell’ unica band che conta come la fine della rivolta, del punk, della giovinezza. In replica a settembre presso la stazione di Bologna, nella sala d’aspetto di seconda classe, racconta gli sfregi fatti dall’aria malsana di una provincia ipocrita ed invivibile, per il semplice fatto che non c’è un bel niente da vivere se non lo squallore della sua misera umanità. Ironico, rabbioso, comico e triste allo stesso tempo, ha soprattutto il merito di fotografare, senza retorica e nostalgie, un particolare momento dalla prospettiva di certi scampoli di terra che nessuno racconta mai. Un gruppo di liceali figli del peonismo rurale toscano cattocomunista si fanno esplodere nelle vene la musica dei Clash, colonna sonora di anni passati a sbattere contro le cinta murarie di borghi ai quali il medioevo è rimasto appiccicato addosso. Anni in cui sognavano la Westway tra i piloni di cemento della E45 in costruzione. Qualcuno si è poi perduto lungo quella strada, altri l’hanno imboccata al contrario, ma rimane anche oggi, dopo trent’anni, l’unica cosa che abbia un senso in quel verde lembo di Toscana che tocca l’Umbria, l’Emilia Romagna e le Marche e fa innamorare soltanto i turisti stranieri e le guide gastronomiche. Le parole che alternano musica e brandelli della storia di fine secolo narrano le vicende dei punk contadini in lotta contro tutto, contro non si sa cosa, forse soltanto contro la noia. La scoperta della musica come forma di ribellione, delle droghe (più o meno leggere), di un universo oltre quella campagna dove non arriva, o arriva distorta, l’eco di ciò che succede in Italia e nel mondo. Non arriva il ‘77, non arriva la rivoluzione. Arriva la bomba di quel due agosto alla stazione di Bologna, quella sì. Riesce a balzare agli onori delle cronache valtiberine perchè quel giorno alla stazione di Bologna c’è anche Roberto Procelli, un ragazzo della zona. Lo spettacolo comincia proprio con l’annuncio della sua morte, una domenica alla piscina comunale, nel 1980. E termina con una telefonata, sempre nei pressi di quella piscina, che comunica la morte di Joe Strummer, nel 2002. Ma per gli ex-giovani punk che stanno in fondo alla campagna Joe Strummer è morto diversi anni prima. E’ morto quando si sono abbassati le creste, hanno smesso gli anfibi ed hanno indossato la cravatta. Altri non hanno fatto in tempo a fargli il funerale. Sul palco le note incorniciano un monologo teatrale conducendo ad un effetto che ha di lisergico e ti porta dritto nelle vite di ragazzi che non volevano essere normali e sognavano il degrado urbano in una zona in cui di degradato c’è soltanto la gente che la abita. Ti porta in una terra che rifiuta i suoi figli e li ubriaca per fargli dimenticare il nulla, li ripudia e li sparge insicuri per il mondo con il morso della fame, in grandi stazioni con lo sguardo impaurito. Quando va male li riprende con sé, fintamente accogliente, per continuare a ferirli giorno dopo giorno. Scappare verso casa… che è meglio tornare a casa, nella tranquilla Toscana dove almeno i poliziotti ti conoscono e ti picchiano per nome… Cosa c’entrano i Clash con tutto questo? Rappresentano una sorta di perdita dell’innocenza, un terreno di scontro dialettico e non solo, lo sfogo di una rabbia mai più espressa, il fuoco che brucia i piccoli paesi più di Londra, Bologna e Firenze. Un fuoco che arde di più in mezzo ai campi che nella calca di un concerto epocale. Quando il finto quieto vivere fa più male di tutto ciò che si può bere, fumare, inghiottire. La paranoica provincia di confine ha dunque un unico lato positivo: la strada per scappare. Chi non è cresciuto in mezzo ad una campagna arida e bastarda forse non riuscirà a comprendere appieno questo spettacolo, intriso di una rabbia adolescenziale che vede in una certa musica la sola via di fuga. Valtiberina’s burning with boredom now.
Per informazioni sulle date: www.clashtome.it
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